Quando nel mese di marzo mi sono imbarcato per Dakar pochi credevano nel progetto che stavamo andando a fare in Africa. L’avevamo ribattezzata missione Africa ed, effettivamente, era una sorta di scommessa: andare a fare una radio in Senegal.
Radio Base aveva raccolto il materiale necessario per mettere in piedi uno studio radiofonico, mentre io avevo il compito di verificare l’effettivo andamento di questo progetto e di formare i giovani giornalisti e conduttori di questa neo nata radio.
Oggi questa radio sta nascendo. Si chiama Radio Al Bouraq e si trova a Tivaouane, a quasi 100 km da Dakar. Il progetto è nato grazie al contributo e alla volontà di un mediatore culturale di Tivaouane che vive a Venezia e all’Association de Jeunes de Tivaouane (AJT), oltre naturalmente al contributo fondamentale di Radio Base.
Ricordo che quando mi sono recato la prima volta all’ambasciata italiana e alla cooperazione italiana in Senegal e ho illustrato il progetto, i responsabili si sono messi a ridere dicendo che non avremmo nemmeno visto arrivare il materiale. Dicevano che era un progetto molto interessante e valido, ma non supportato da un adeguato budget e un po’ improvvisato. Insomma un po’ troppo fai da te.
Tutto vero, ma dopo qualche settimana il materiale è arrivato al porto di Dakar e la radio, piano piano, ha cominciato a divenire realtà.
Fare una radio in una città santa, dove i mezzi di informazione sono in mano ai capi religiosi, può sembrare quasi un lusso, ma non è così. Fare una radio in Africa significa molto di più. Significa dare una speranza e ridare voce a quelle persone che voce non hanno.
Radio Al Bouraq è una radio anomala nel panorama radiofonico senegalese. E’ una radio dalla fortissima vocazione sociale che ha nel proprio DNA il desiderio e la volontà di affrontare temi difficili in un paese dove la libertà di stampa e di parola non è ancora sugli standard che noi tutti conosciamo. Dare impulso alla scolarizzazione, parlare della condizione della donna, denunciare i rischi della desertificazione e del degrado ambientale, quelli ben più gravi dell’immigrazione clandestina, sostenere la lotta al paludismo (malaria), sono solo alcune delle tematiche che questa radio vuole affrontare. Una radio dunque dal grande valore simbolico, culturale e sociale.
Ma la vera forza, a mio parere, di questa operazione è stata proprio nel suo spontaneismo con cui abbiamo dimostrato che per fare qualcosa, per dare un aiuto all’Africa e agli africani, non è sempre necessario aspettare l’intervento dei governi, che quasi mai rispettano gli accordi sugli aiuti internazionali.
A volte è sufficiente crederci, come ci abbiamo creduto noi e i giovani dell’AJT.
Insomma ciascuno di noi può dare il proprio contributo senza dover fare grandi cose e senza dover essere eroici.
Da tutta quest’esperienza, che ho vissuto in prima persona, è nata anche una trasmissione dal nome wolof di AMEDARA che in questo momento va in onda tutti i martedì, mercoledì e giovedì alle ore 11.00 circa su Radio Base Popolare Network e un piccolo diario di bordo, corredato di foto, che ho tenuto sulla mia pagina personale di facebook, oltre che sul sito www.eticatrepuntozero.it. In questi tre mezzi, seppur differenti, cerco di raccontare di questa terra meravigliosa dove però c’è ancora molto da fare.
Oggi Radio Al Bouraq sta cominciando a muovere i suoi primi passi e potrà muoverli con maggiore sicurezza se il progetto avviato sarà in grado di sostenere questo suo cammino di libertà.
E anche voi potete dare il vostro contributo.
Francesco Gasparetto
















